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il paesaggio

paesaggio sito nuovo“Le donne e gli uomini chiamati a essere custodi del territorio più vocato per le doti del Prosecco hanno degli obblighi verso la storia e verso il consumatore. Tutelare il profilo e la nervosa varietà delle colline, come si fa per la fisionomia del vino, significa permettere la fortuita congiunzione fra la finezza dell’aria, che ancora si respira, e la spontanea morbidezza del vino.” Sandro Sangiorgi

Da sempre poniamo grande attenzione alla salvaguardia del paesaggio agricolo tradizionale. Gli antichi gelsi sostengono e scandiscono il ritmo dei filari e danno profondità allo sguardo. I ripidi terrazzamenti si susseguono disegnando linee che si ricongiungono armonicamente assecondando i pendii, dove è facile perdersi. Gli oltre mille pali di legno che sostengono i filari sono tutti diversi fra loro e sono stati preparati in loco uno ad uno. Il nostro vigneto, anche visivamente, risulta completamente diverso dai tanti vigneti “tecnologici”.

Questi ultimi infatti sono il risultato di continui sbancamenti con pale meccaniche che livellano le colline e distruggono gli strati superficiali e più fertili del terreno per favorire un’agricoltura più “moderna”. Essi non solo distruggono il paesaggio nella sua più intima identità e complessità, ma fanno scomparire quelle caratteristiche del suolo che contribuiscono a conferire specificità alle coltivazioni.

La conseguenza è l’uniformità della produzione, in questo caso dell’uva, e la necessità di un massiccio utilizzo della chimica per supplire alla povertà di elementi nutritivi. Insomma al livellamento del terreno corrisponde un livellamento del gusto. Anche per questo ci teniamo tanto che le nostre colline rimangano intatte a custodire quelle caratteristiche geomorfologiche che rendono il nostro vino così legato al suo territorio.